Poems

Mario Luzi: “After the Party”

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translation by Anne Greeott

We’re already saying goodbyes when the last two
happen to emerge out of who knows what depth of the party,
master and disciple perhaps, two who are sure in their unspoken pact
that one is a man of broad influence, the wise sage,
the other the eager novice, in all ways a tributary to the older man.
He makes room for the younger one on the sofa,
it’s true he looks tired, but no less ready to give him an audience.
“Isn’t he amazing” says the hostess,
without saying his name, to her guests
who are ready to go, gathering around her for their farewells,
crowding toward the hallway and the door.
“At least you can stay a little longer, can’t you”
in passing her smile stops me cold
as she immerses herself in the shuttling
from the coat closet to the final pleasantries
performed with due grace at the door.

A little later she and I are alone in the room,
nearly ourselves again, together gathering the meager fruits
and meditating on the empty party,
we, who were meant for higher things but still indulge in the frivolous, as we should.
She and I and those two still talking,
and she keeps catching his gaze as her last hope for a step up.
“You can’t think I don’t know your thoughts. In fact, I share them”
she says, giving a haughty tug at the line
of her wrinkled lips and the cords of her neck, arid and tough.
“You know, I just need someone who can reward me with their presence.”
she adds, rolling her gleaming eyes
where a speck of mischief breaks
into affection in a brew
that boils and throbs.
“That’s the beating of her counterfeit heart”
I think, “and she’s proud of it, and weary”
and I turn toward that idol covered in dust and frost in front of her,
yet far away, exasperatingly self-assured.
“Courage” the master raises his voice
as the other man keeps his quiet and low. “Courage
is called for” he urges sincerely in spite of himself
as he watches in them the impact of his own fire
that doesn’t burn cleanly the way he would like,
but leaves a trace of ash, chilling and grey.
“Go straight for the goal, be bold” he begins, and then takes a long pause
in front of the other who’s more stunned by his silence than stirred by his shouting
since the elder, it’s clear, has gone beyond his role
and is shivering in the wind of the past
just as dark as that other wind blowing in his face from the opposite pole.
“Isn’t he amazing” her eyes, still sweet but turned glassy,
now sparkle as she looks for approval of her ecstasy
in me who’s imagining her and seeing her
devoted to a god that gives her no answer or sign through the years,
and just then I look at the glasses
left here and there on the shelves, and listen
to the Sèvres clock strike again and again.

Dopo la festa

Siamo già ai commiati quando vengono alla ribalta per caso
i due ultimi sbucati non so da quale profondità del party,
maestro e discepolo forse, due insomma fermi al sottinteso patto
che l’uno è uomo di poteri ampi, lungimirante, saggio,
l’altro il pivello fervoroso, tributario in tutto del vecchio.
Questi gli fa posto sul divano, accanto a sé,
si mostra un po’ stanco, sì, ma non meno pronto a dargli udienza.
“Che uomo” dice, ma senza nominarlo,
la padrona di casa ai suoi ospiti
che sul punto di andarsene le si stringono attorno per gli addii
e fanno ressa verso il vestibolo e la porta.
“Lei almeno rimanga ancora un po’”
mi fredda sul passaggio il suo sorriso
mentre s’anima tutta nella spola
tra il guardaroba e gli estremi convenevoli
fatti con la dovuta grazia sulla soglia.

Poco dopo si è soli nella stanza lei ed io
quasi tornati in noi a raccogliere insieme i magri frutti,
meditando sul vano della festa,
eletti a cose più alte e solo un po’ indulgenti con le frivole, com’è giusto.
Lei ed io e quei due che ancora parlano
e lei adocchia di continuo come l’ultima speranza di riscatto.
“Non creda non conosca i suoi pensieri. Per di più li condivido”
dice tirando in un guizzo altero il filo
delle labbra rugose e le corde del collo, dure e aride.
“Lei sa, basta qualcuno che mi ripaghi con la sua presenza”.
aggiunge poi rotando gli occhi accesi
dove si rompe in tenerezza un grano
di follia, in un liquor
febbrile palpitando.
“È là che batte il suo cuore inverosimile;
ne è fiera ed avvilita” penso
e mi volgo all’idolo, coperto di polvere e di brina, che le sta di fronte,
ma lontano, sicuro di sé, e frustrante.
“Coraggio” alza la voce il maestro
quanto l’altro aveva la sua smorzata e spenta. “Coraggio
occurre” insiste poi sincero suo malgrado
mentre guarda nell’altro il riverbero del fuoco che lo arde
ma non senza residui come ora vorrebbe,
con quel po’ di cenere diaccia e grigia.
“Vada dritto allo scopo, osi” riprende e tace a lungo
dinanzi a lui interdetto dal silenzio più che acceso dal grido;
perché il vecchio, è chiaro, va oltre la sua parte
e rabbrividisce al vento del passato
non meno oscuro dell’altro che gli soffia in viso dall’opposto polo.
“Che uomo” saettano gli occhi di lei tornati vitrei
ma non senza dolcezza mentre cerca un consenso alla sua estasi
in me che la immagino e la penso
devota a un dio che non le dà negli anni risposta o cenno;
e guardo in quell’attimo i bicchieri
lasciati qua e là sulle mensole, e ascolto
la pendola di Sèvres battere molti colpi.

Mario Luzi (1914-2005) was born in Castello, Italy. His book, Nel magma (In Magma), from which this poem is taken, was first published in 1963.

Anne Greeott‘s translations have appeared in The Bitter Oleander, the Journal of Italian Translation, Italian Poetry Review, and Atticus Review

photo credit: Empty Wine Glasses (license)